Morales Ojeda mette in evidenza un’indagine sul piano imperialista contro Cuba

Roberto Morales Ojeda, membro dell’Ufficio politico e segretario all’Organizzazione del Comitato centrale del Partito comunista di Cuba, ha sottolineato giovedì sul proprio profilo Facebook la presentazione del libro “La Fruta que no cayó”, un’opera di ricerca storica di René González Barrios, direttore del Centro Fidel Castro Ruz.

Morales Ojeda ha definito il testo una solida dimostrazione dei piani imperialisti volti a impadronirsi di Cuba e lo ha caldamente raccomandato.

«Una brillante ricerca storica, solida e indiscutibile, in cui vengono espressamente dimostrati gli oscuri piani imperialisti per impadronirsi di Cuba. Un testo che raccomando a tutti», ha scritto.

Ha ricordato che lo storico leader della Rivoluzione cubana, il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, nel suo discorso del 10 ottobre 1968, descrisse con precisione gli avvenimenti relativi all’intervento statunitense nella guerra d’indipendenza.

«E tutti sappiamo come si sono svolti gli eventi. Come, quando il potere della Spagna era praticamente esaurito, spinto da mire puramente imperialiste, il governo degli Stati Uniti intervenne nella guerra, dopo 30 anni di lotta», ha citato.

In quel messaggio, Fidel raccontò che i soldati mambises sbarcarono insieme alle truppe statunitensi, ma fu loro impedito di entrare a Santiago de Cuba, mentre il Governo Rivoluzionario in Armi e i suoi leader venivano ignorati.

Morales Ojeda ha riportato il passaggio in cui Fidel sottolineava che gli Stati Uniti negoziarono direttamente con la Spagna senza la partecipazione di Cuba e decisero l’intervento militare, il che portò all’occupazione politica e militare del Paese.

Queste dichiarazioni si inseriscono nel contesto delle minacce e del genocidio perpetrati dagli Stati Uniti contro Cuba con l’intento di riscrivere la storia e giustificare nuove aggressioni ricorrendo a vecchi argomenti di dominio.

Fonte: acn

—————

Il frutto che non è caduto: uno sguardo storico sull’intervento statunitense a Cuba.

Solo pochi giorni fa abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla presentazione di *La fruta que no cayó*, di Ángel Jiménez González e René González Barrios, tenuta da quest’ultimo, direttore del Centro Fidel Castro Ruz.

Il volume propone un’indagine storica sull’intervento degli Stati Uniti a Cuba e sugli interessi che, secondo gli autori, erano legati alla partecipazione statunitense alla guerra ispano-cubano-statunitense. Grazie alla documentazione e alle argomentazioni che raccoglie, costituisce un testo di interesse per chi desidera approfondire uno dei momenti decisivi della storia cubana.

Riferendosi a quegli avvenimenti, Fidel Castro offrì nel 1968, durante il suo discorso in occasione dell’anniversario dell’inizio delle guerre d’indipendenza, un’interpretazione che permette di avvicinarsi al processo dalla prospettiva della Rivoluzione cubana.

«E tutti sappiamo come si sono svolti gli eventi. Come, quando il potere della Spagna era praticamente esaurito, spinto da aspirazioni puramente imperialiste, il governo degli Stati Uniti sia intervenuto nella guerra, dopo 30 anni di lotta», affermò.

In seguito, descrisse il ruolo svolto dalle forze statunitensi dopo il loro ingresso nel conflitto e sottolineò l’esclusione delle forze indipendentiste cubane dalle decisioni fondamentali relative all’esito della guerra.

«Con l’aiuto dei soldati mambises sbarcarono, conquistano la città di Santiago de Cuba, affondano la flotta dell’ammiraglio Cervera, che non era altro che una collezione da museo, più che una flotta, e che per puro e tradizionale donchisciottismo fu mandata ad essere affondata a colpi di cannone, fungendo praticamente da bersaglio per le corazzate americane, all’uscita da Santiago de Cuba», ha affermato Fidel.

Nel suo racconto, ha inoltre sottolineato l’esclusione di Calixto García dall’ingresso a Santiago de Cuba e l’assenza di rappresentanti del Governo della Repubblica di Cuba in Armi dai negoziati e dalle decisioni successive.

«E così a Calixto García non permisero nemmeno di entrare a Santiago de Cuba. Ignorarono completamente il Governo Rivoluzionario in Armi, ignorarono completamente i leader della rivoluzione; negoziarono con la Spagna senza la partecipazione di Cuba; decisero l’intervento militare dei loro eserciti nel nostro Paese», ha sostenuto.

Per Fidel, quel processo segnò l’inizio di una nuova fase nelle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti. «Si verificò il primo intervento e, di fatto, si impadronirono militarmente e politicamente del nostro Paese», ha concluso.

Il libro *La fruta que no cayó* ripercorre quel periodo attraverso la ricerca storica e riporta nuovamente al centro del dibattito uno dei capitoli più complessi delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti. Per questo motivo, la sua presentazione costituisce anche un’occasione per avvicinarsi a documenti, avvenimenti e argomentazioni che fanno parte di una storia la cui interpretazione continua a essere oggetto di studio.

Il libro di Ángel Jiménez González e René González Barrios esamina, da una prospettiva storica, gli eventi che hanno portato all’intervento degli Stati Uniti nella guerra d’indipendenza cubana e le sue conseguenze per l’isola.

Fonte: tribuna.cu

Traduzioni: italiacuba.it

Potrebbero interessarti anche...