Ma a scavare nel passato ecco le radici rivoluzionarie della famiglia Rubio.
Marco Rubio è una delle peggiori figure del già ignobile Governo Trump.
Mentitore seriale, millantatore e megalomane, ha fatto carriera nelle fila della Destra Repubblicana grazie ai soldi della mafia anticastrista di Miami e alla narrazione tossica sulle proprie origini. Nella sua autobiografia racconta una storia strappalacrime di persecuzione familiare da parte di Fidel Castro: La sua famiglia fuggì dal comunismo approdando nella terra della democrazia e della libertà.
Ma è davvero così?
No. In realtà il Segretario di Stato USA occulta spudoratamente le radici rivoluzionarie della sua famiglia.
Il Padre, gli zii paterni e il nonno erano militanti e dirigenti del Movimento 26 de Julio. Fuggirono da Cuba è vero ma nel 1956, tre anni prima che i Barbudos prendessero il potere. Scapparono dalla dittatura di Batista che aveva messo una taglia sulla loro testa.
Mario Rubio Reina, padre de Marco, fu un miliziano rivoluzionario attivo collaboratore di Fidel e Raul Castro. Mentre suo nonno Pedro Víctor García, che viveva negli USA, ritornò addirittura a Cuba dopo il trionfo rivoluzionario per dare il suo contributo al nascente socialismo cubano.
Quando anni dopo rientrò negli Stati Uniti venne arrestato dalle autorità americane con l’accusa di essere una spia di Fidel Castro.
Marco Rubio è figlio e nipote di attivisti rivoluzionari strettamente legati alla causa del Socialismo Cubano.
Tutta la sua carriera politica è stata costruita sulla base di mistificazioni e menzogne.
Il suo odio viscerale nei confronti di Cuba è dunque una proiezione del suo disprezzo per se stesso, del suo astio verso le proprie radici famigliari.
In psicologia chi ne soffre è ritenuta una persona profondamente disturbata che può sfociare in atti di violenza inconsulti e gratuiti.
Si tratta di una forma profonda di sofferenza psicologica in cui la mente si trasforma in carnefice, attaccando la propria identità.
