“Necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba”

Intervento del ministro degli Affari esteri di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, durante la discussione sul punto 37 dell’ordine del giorno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
New York, 28 ottobre 2026
Signor Presidente, eccellentissimi signori rappresentanti permanenti, illustri delegati:
Desidero esprimere le mie condoglianze al Regno di Spagna per la perdita di vite umane nell’incidente ferroviario di Toledo. Desidero elogiare il modo in cui ieri il presidente dell’Assemblea Generale ha fatto rispettare il Regolamento di procedura di questa Assemblea.
Devo denunciare l’atteggiamento irrispettoso e provocatorio tenuto ieri in questa sala dalla delegazione degli Stati Uniti, in particolare le molestie e le riprese effettuate senza consenso da parte di uno dei suoi funzionari nei confronti della nostra delegazione, che hanno reso necessario l’intervento del personale di sicurezza delle Nazioni Unite. Si tratta di atti incompatibili con il decoro, il rispetto della dignità personale e della privacy che devono prevalere in questa sede, e si tratta anche di una manovra contro un’importante candidatura cubana a un organo delle Nazioni Unite.
Denuncio la presenza in questa sala di un noto terrorista, responsabile di atti di terrorismo contro Cuba, rappresentante di due organizzazioni terroristiche con sede nel territorio degli Stati Uniti, invitato dalla missione permanente degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite. Si tratta del numero 52 nella lista delle persone ricercate a livello internazionale dalla Repubblica di Cuba, secondo risoluzione legale e Gazzetta Ufficiale, per atti di terrorismo.
È anche un criminale responsabile di frodi che ha ricevuto ingenti finanziamenti dal governo degli Stati Uniti e li ha sottratti per uso personale. Le chiedo, signor presidente, di sollecitare il Segretariato delle Nazioni Unite a verificare le condizioni in cui questo soggetto è presente in tribuna e chiedo che venga immediatamente allontanato. È un’offesa, signor presidente, a tutte le vittime del terrorismo, in particolare alle vittime dell’11 settembre e alle vittime cubane di atti terroristici organizzati e finanziati dal territorio statunitense. È un oltraggio e una dimostrazione lampante del fatto che non è Cuba a dover figurare nella famigerata lista dei paesi che sostengono il terrorismo.
Signori ambasciatori, signori delegati:
Il discorso di ieri del rappresentante degli Stati Uniti d’America facilita il compito della nostra Assemblea e la mia responsabilità di argomentare le posizioni della Repubblica di Cuba.
Ha reso famosa la frase «This is America» («Questa è l’America»). Non si tratta di un lapsus, né di un semplice errore concettuale o giuridico. Questo è l’Organizzazione delle Nazioni Unite, è la capitale del multilateralismo, è la capitale di un ordine internazionale che dovrebbe basarsi sul diritto internazionale e sulla Carta delle Nazioni Unite, è l’organo più universale e democratico delle Nazioni Unite.
Quella frase riflette una visione del mondo che tratta e considera il pianeta come se fosse parte del territorio statunitense, che guarda a Cuba e guarda a voi come se foste qualcosa di simile a uno dei 50 Stati dell’Unione. È la base del concetto di pace attraverso la forza, dell’imposizione della pace attraverso la forza.
Cuba non è una minaccia, l’embargo sì. È una dimostrazione di cinismo e ipocrisia definire Cuba una minaccia insolita e straordinaria alla sicurezza nazionale della più grande potenza nucleare del pianeta.
Il rappresentante degli Stati Uniti ha pronunciato ieri una seconda frase molto importante che chiarisce ulteriormente le cose. Ha detto: «L’embargo contro Cuba non esiste».
Ogni minuto di ritardo procedurale, ogni minuto delle nostre deliberazioni, comporta danni straordinari al nostro popolo. Non si può misurare con l’orologio di questa sala, ma si può misurare – e chiedo al webcast di ingrandire l’immagine – con questo contatore che indica i danni causati dall’embargo a Cuba dall’inizio di questa sessione, ieri, calcolati ai prezzi correnti in dollari statunitensi. Da quando è iniziata questa sessione, i danni causati dall’embargo ammontano a oltre 22,9 milioni di dollari.
Signor Presidente:
Una grande potenza sta aggredendo, attraverso la guerra economica, uno Stato membro di questa Organizzazione, una nazione indipendente, pacifica, solidale e di piccole dimensioni. Lo fa con l’obiettivo di ottenere il dominio e un “cambio di regime”. Tale aggressione comprende un blocco dei rifornimenti di carburante che equivale a un blocco navale, il quale costituisce un atto di guerra, una punizione collettiva e un genocidio, tutti atti vietati dal diritto internazionale. Le sue gravissime conseguenze ricadono sulle persone, limitano i loro diritti fondamentali, si ripercuotono su paesi terzi e trasformano i bisogni essenziali della popolazione in strumenti di coercizione politica.
I suoi effetti si ripercuotono sulla tavola delle famiglie cubane, sul letto di un malato, durante un parto o in sala operatoria, sull’alimentazione o nell’aula di un bambino, sulla mancanza di elettricità, acqua potabile e medicinali, sui prezzi elevati dei beni indispensabili per la vita.
L’Assemblea Generale si è pronunciata su questo tema fin dal 1992, ma oggi lo fa in un contesto nuovo e straordinario. Il governo degli Stati Uniti ha scatenato un’ondata di pressioni, intimidazioni e ricatti nei confronti di molti Stati membri con la richiesta coercitiva, illegale, immorale e ingiustificata di cambiare la loro posizione tradizionale e di assumere una statura contraria a quella che, in modo fondato e coerente, hanno esercitato per decenni come atto sovrano. Posso dimostrarlo con un documento che ho con me. Sicuramente molti di voi ne sono in possesso.
Si tratta di definire la posizione dell’Assemblea Generale di fronte all’uso dell’intimidazione e delle misure coercitive unilaterali volte a dettare al resto degli Stati membri cosa dire e come votare; con quali nazioni possono commerciare liberamente e con quali no; dove possono operare le loro compagnie di navigazione e dove no; con quale paese possono intrattenere relazioni finanziarie e con quali no.
Oggi la pressione è diretta contro Cuba; contro quale Stato potrebbe essere impiegata domani?
Si tratta anche di definire oggi se le Nazioni Unite condannano o accettano la punizione collettiva e il tentativo di piegare la volontà politica di uno Stato sovrano attraverso l’asfissia economica e l’imposizione della fame, della sofferenza e della disperazione a tutta la popolazione o la distruzione di una nazione.
Tutti sanno che il governo degli Stati Uniti ha intensificato all’estremo l’aggressione contro Cuba dall’inizio di quest’anno, con l’intento pubblico e ufficialmente dichiarato di impadronirsi del Paese, controllarne l’economia ed esercitarne il dominio. Ha apertamente ricorso alla minaccia dell’uso della forza militare e ha imposto decine di misure economiche coercitive aggiuntive a quelle esistenti da decenni, inasprite all’estremo dal 2019 e trasformate in un assedio medievale dallo scorso mese di gennaio.
Da luglio, l’aggressione assume una nuova e spietata dimensione, con gli sforzi del governo statunitense volti a ostacolare, intralciare e sabotare l’ampio programma di trasformazioni economiche e sociali che il nostro Paese si è sovranamente prefissato nel proprio assetto economico e imprenditoriale per adattarsi ai nefandi cambiamenti nell’ordine economico internazionale e di fronte alla guerra economica imposta. Nonostante tutto, non desisteremo da questo impegno per il benessere e la dignità dei cubani.
Il Segretario di Stato, riferendosi agli sforzi di Cuba, ha dichiarato pubblicamente lo scorso 7 agosto, e cito: «Quello che stiamo cercando di far loro capire è che non c’è alcuna via di fuga… ogni volta che creano un nuovo meccanismo per cercare di liberarsi dal cappio del patibolo, noi semplicemente lo stringeremo ancora di più». Fine della citazione.
Il pretesto più utilizzato e manipolato dal governo degli Stati Uniti per cercare di giustificare la propria condotta è quello di presentare Cuba come una presunta minaccia per la superpotenza nucleare o, addirittura, per l’emisfero. È noto che nessun governo qui rappresentato ammette o accetta una fallacia così grossolana. Mancano di argomenti.
Oltre ad altre considerazioni ben note ed evidenti, il governo degli Stati Uniti sa bene – e potrebbe riconoscerlo se agisse con onestà – che, lungi dal costituire una minaccia, Cuba ha contribuito alle priorità di sicurezza nazionale di quel Paese. Il governo cubano ha fornito in diverse occasioni, nel corso degli anni, informazioni sensibili relative a minacce legate al traffico di droga, al terrorismo e ad altri reati transnazionali di potenziale impatto per gli Stati Uniti e la regione. Si tratta di informazioni fornite anche in tempi recenti, nonostante la manifesta ostilità di questo governo.
Il blocco del carburante è un atto di punizione collettiva che minaccia la vita dei cubani.
Le accuse infondate rivolte a Cuba sono ben note e nessuna regge al minimo esame. Aggiungono come pretesto accuse fantasiose su disuguaglianze, un presunto accaparramento di ricchezze ed élite privilegiate. Lo fa la più grande e corrotta plutocrazia della storia, dove a comandare è il denaro anziché gli elettori, che possiede il più grande e politicamente influente complesso militare-industriale, considerato per questa democrazia disfunzionale un pericolo in sé.
Sbandierano inoltre come pretesto che Cuba praticerebbe presumibilmente la schiavitù o la tratta di esseri umani, calunniando il personale medico e i programmi di cooperazione sanitaria internazionale in oltre 50 degli Stati qui rappresentati, ed esercitano pressioni crudeli e ricatti per farli fallire.
L’embargo uccide e punisce silenziosamente la nostra popolazione come mai prima d’ora. Dall’inizio della politica di massima pressione, il nostro tasso di mortalità infantile è raddoppiato. Non sono statistiche, non sono cifre, sono bambini, sono vite stroncate alla nascita con immenso dolore per quelle famiglie.
Molti di voi sono madri o padri, sapete che nessuna statistica esprime ciò che significa non avere a disposizione il medicinale per un figlio o l’attesa di una famiglia per un intervento chirurgico che viene rinviato.
Oggi manca il 70% dei medicinali del prontuario di base, nonostante tutti, o quasi tutti, siamo in grado di produrli, e circa 100.000 persone, tra cui 12.000 bambini, attendono di sottoporsi a interventi chirurgici. Per quei bambini e le loro famiglie a Cuba siamo qui oggi, e per il nostro popolo abnegato, strettamente unito, istruito e consapevole, nobile e solidale, patriottico e dignitoso, che non si ferma mai, che si rialza ogni giorno superando gli ostacoli, cercando e partecipando alle soluzioni con uno sforzo straordinario.
Nessun popolo merita la sofferenza e gli abusi che oggi ci vengono imposti.
Questo è il farmaco Pemetrexed, prodotto dall’azienda Eli Lilly, qui negli Stati Uniti. È indicato per il cancro ai polmoni. Nel mio Paese ci sono pazienti che ne hanno bisogno e non possono averlo, non perché non esista, non perché non potremmo permettercelo, ma perché è statunitense e l’embargo ne impedisce l’acquisto.
Il numero di decessi per cancro a Cuba è aumentato in modo significativo. Sebbene i tassi di sopravvivenza cubani continuino a essere superiori a quelli della maggior parte dei paesi a reddito medio-basso, paragonabili a quelli del primo mondo e superiori agli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi anni hanno subito un calo. Nel caso dei bambini e dei giovani, il tasso di sopravvivenza è sceso dall’85% al 65%, una tendenza che coincide con i momenti più duri dell’embargo energetico.
Questo è il farmaco Neuralcim. È un farmaco cubano. Perché l’embargo contro Cuba impedisce a 7 milioni di statunitensi di beneficiare di questo farmaco unico, in grado di contrastare l’Alzheimer, la demenza senile e le malattie neurodegenerative, con un trattamento di comprovata efficacia, incomparabilmente superiore rispetto ai suoi simili?
Il fatto è che l’assurda politica del governo statunitense blocca tutto ciò che sostiene la vita. Questo farmaco antitumorale e quest’altro, che contiene una molecola che aiuta migliaia di persone a rallentare il doloroso processo di perdita della memoria, sono bloccati da una politica infame.
Non parliamo di numeri, parliamo di vite, di opportunità di guarigione, di tragedie e traumi, delle angosce quotidiane del personale medico e sanitario.
La produzione di energia elettrica da parte degli impianti mobili e dei gruppi elettrogeni a gasolio e diesel del Paese si è ridotta drasticamente.
L’85% dei sistemi di pompaggio dell’acqua potabile a Cuba dipende dall’elettricità; 2,6 milioni di persone hanno difficoltà ad accedere all’acqua potabile.
Il governo degli Stati Uniti ha ostacolato la spedizione di 7.000 container commissionati anche da aziende private cubane, contenenti principalmente generi alimentari, medicinali, attrezzature mediche e persino materiali per l’emodialisi, che non sono riusciti ad arrivare tempestivamente nei nostri porti.
La persecuzione delle compagnie di navigazione, l’intercettazione delle navi e l’imposizione di sanzioni secondarie contro chiunque interagisca con Cuba violano le norme del commercio internazionale e la libertà di navigazione.
Sei americani su dieci desiderano normalizzare le relazioni con Cuba, si oppongono a un’azione militare, si oppongono a “prendere il controllo” dell’isola e affermano di non fidarsi delle decisioni del proprio governo in merito. La metà degli statunitensi si oppone al blocco del carburante, sostenuto solo da un quarto di essi. Nel dibattito pubblico delle ultime settimane, il 72% dei cittadini statunitensi, dei contribuenti che sostengono questa missione, degli elettori che eleggono i governi, si oppone al blocco contro Cuba.
Il governo degli Stati Uniti non ha né il diritto né la prerogativa di tentare di governare la popolazione cubana, di interferire negli affari interni del Paese, di determinare il destino della Nazione, di appropriarsi delle ricchezze o di esercitare il dominio sul nostro territorio.
Le scarse, draconiane e onerose eccezioni all’embargo, concesse tramite licenze governative molto limitate, non dimostrano che l’embargo non esista, ma dimostrano proprio il contrario.
La cifra ingannevole di 100 milioni di dollari di aiuti umanitari, di cui a Cuba ne sono giunti appena poche centinaia di migliaia – equivalenti, o che equivarrebbero se fossero l’intero importo di 100 milioni – ai danni economici causati dall’embargo in 5 giorni, basterebbe solo a finanziare una produzione elettrica limitata per appena due settimane. Accogliamo con favore tale aiuto umanitario e speriamo che non si tenti di strumentalizzarlo politicamente. Ma l’aiuto umanitario non può sostituire il diritto di Cuba di commerciare senza sanzioni statunitensi, senza manipolazioni politiche.
Siamo convinti che un rapporto rispettoso e di cooperazione con gli Stati Uniti sarebbe vantaggioso per il popolo cubano e anche per il popolo statunitense, per i suoi interessi, il suo benessere e i suoi naturali desideri di pace. Sarebbe inoltre vantaggiosa per i popoli della Nostra America e dell’emisfero.
Le misure adottate contro il mio Paese sono state concepite espressamente per causare il massimo danno nel minor tempo possibile a un intero popolo. Non si tratta dei cosiddetti – e comunque inaccettabili – «danni collaterali». I danni alle persone, alle famiglie, al popolo cubano sono inflitti deliberatamente, per scelta, per decisione politica.
Si sta tentando di provocare a Cuba una crisi umanitaria per usarla come arma. L’abbiamo impedita e la impediremo grazie alla solidarietà nelle nostre comunità, alla comprensione e alla partecipazione democratica delle persone nell’adozione e nell’attuazione di misure economiche e sociali, alle organizzazioni popolari, alla società civile, all’efficacia degli organi del Potere Popolare e all’efficacia della gestione del Governo; grazie ai nostri vantaggi comparativi, a un rapido e significativo investimento nel fotovoltaico, all’aumento della produzione nazionale di greggio – intendo dire di petrolio –, allo sviluppo di una tecnologia cubana per raffinarlo in base alle sue caratteristiche specifiche, attraverso la protezione energetica dei nostri ospedali, delle fonti di approvvigionamento idrico e dei centri sociali.
Inoltre, attraverso la riorganizzazione efficiente dei servizi sanitari ed educativi, politiche sociali intense ed efficaci, a tutela delle persone a basso reddito e più vulnerabili, grazie allo sviluppo del trasporto elettrico, alla crescita e all’impegno sociale del settore privato, all’aumento delle superfici coltivate e all’agroecologia.
Questa Assemblea Generale dovrà decidere tra pochi minuti se sia ammissibile o riprovevole che continui il crimine contro Cuba e il suo popolo, e se debba persistere o meno la pretesa di una superpotenza di imporre la propria volontà sulle decisioni politiche e sui diritti sovrani del resto della comunità internazionale, di ciascuno degli Stati che voi rappresentate.
Per Cuba non c’è alcun dilemma. Sotto la guida del leader della Rivoluzione cubana, il generale d’esercito Raúl Castro Ruz, e del presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez, continueremo a difendere l’indipendenza e la sovranità nazionale e a respingere le ambizioni di conquista e dominio di una potenza imperialista. Lo faremo perché si tratta di diritti inalienabili e di obblighi irrinunciabili di Cuba, della nazione cubana. Siamo tutelati dal diritto internazionale e dalla Carta delle Nazioni Unite.
Ciò che Cuba chiede è di essere lasciata in pace, che si permetta al popolo cubano di vivere in pace, di risolvere pacificamente i propri problemi e di trovare soluzioni alle grandi difficoltà del mondo attuale, liberi da ogni aggressione politica, militare, cognitiva o economica.
Cuba non è una minaccia! L’embargo sì!
L’embargo energetico è un atto di punizione collettiva.
Pertanto, nel procedere all’esame del progetto di risoluzione A/81/L.5, che ho l’onore di presentare a nome dell’eroico, solidale e nobile popolo cubano, ogni paese darà prova del proprio senso di giustizia e coraggio di fronte al mondo e ai propri popoli.
Nel centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, oggi ripetiamo con lui: ¡Patria o Muerte! ¡Venceremos!
Fonte: MinRex
Traduzione: italiacuba.it












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