Riflessioni di Fidel – Contro il terrorismo e contro la criminalità

Contro il terrorismo e contro la criminalità.

Sette petardi e un omicidio: questo è il bilancio della tragica notte di giovedì. Indovinare chi piazza le bombe sarebbe davvero opera di maghi, perché non sono mai esplose bombe più strane, più stupide e più bizzarre di quelle che sono state fatte esplodere ultimamente per le strade dell’Avana e in altre località di Cuba.

Ho espresso i miei sospetti al riguardo quando sono uscito di prigione, perché, come ho detto allora ai giornalisti, nessuna mente sana, equilibrata e lucida potrebbe concepire l’idea di danneggiare il regime facendo esplodere petardi nella bancarella di un cinese alla periferia dell’Avana; e, infine, perché il favore più grande che si possa fare a una dittatura che parla di ordine è proprio il metodo incivile e disumano dell’attentato dinamitardo, con cui si offre agli oppressori il pretesto per scatenare la decima ondata di terrore.

Nelle ultime settimane ho parlato con centinaia e centinaia di persone: giovani, anziani, politici, rivoluzionari, più o meno radicali; ho percepito idee e opinioni di ogni sfumatura raccogliendo le impressioni di coloro che sono venuti a salutarmi; e tra quelle centinaia di persone, nemmeno una ha pronunciato una parola o fatto un accenno a favore del terrorismo. Credo sinceramente di conoscere il pensiero di tutti gli uomini dell’opposizione e in esso, come in tutto il popolo, c’è il più assoluto rifiuto del terrorismo.

Piazzare bombe, quindi, può essere solo opera di mascalzoni senza coscienza, più desiderosi di servire il governo che di combatterlo. Sono talmente convinto dell’immenso danno che stanno arrecando alla lotta contro la dittatura, che non esiterei a denunciare pubblicamente quel gruppo di selvaggi che, spacciandosi per rivoluzionari, rendono un servizio così formidabile a Batista.

E ieri sera gli attentati con petardi hanno coinciso con un brutale omicidio politico. Jorge Agostini è stato assassinato, non c’è il minimo dubbio. Anche ammettendo come vera la versione della polizia, le tracce del crimine spuntano da ogni parte.

Il rapporto recita testualmente: «Gli è stata sequestrata una valigetta da medico all’interno della quale si trovavano una pistola e due caricatori». Quindi Agostini non ha sparato, non ha usato l’arma, non ha nemmeno tentato di usarla. E a meno che non siano indovini, gli assassini non potevano sapere che in quella valigetta da medico ci fossero una pistola e due caricatori.

L’hanno ucciso per impedirgli di scappare! Ed è forse concepibile che un solo uomo avesse la più remota possibilità di fuggire in un isolato circondato da un fitto cordone di forze dell’ordine?

Agostini non presenta inoltre un solo foro di proiettile, ma innumerevoli fori sparsi su tutto il corpo che lo hanno trasformato in un setaccio umano. Non si sparano così tanti colpi a un uomo per impedirgli di fuggire; tali segni sul corpo della vittima si riscontrano solo in caso di crudeltà, quando gli si spara persino mentre giace a terra.

Perché quella caccia all’uomo contro un uomo che non era ricercato da alcun tribunale? Agostini rientrava tra i beneficiari dell’ultima legge di amnistia. «C’erano voci secondo cui si stava incontrando con elementi sovversivi in una casa del Vedado». E per delle semplici voci si spara a un uomo vestito da medico?

Agostini non era un gangster. Chi scrive non ha avuto l’onore di conoscerlo, né ha mai avuto con lui, né con le file del movimento in cui militava, il minimo rapporto o contatto; ma tutti concordano sul fatto che fosse un militare onesto e amato dai suoi subordinati, che non ha mai abusato, né ucciso, né rubato; che le sue mani erano completamente prive di fango e di sangue; che in esilio conduceva una vita modesta da uomo povero, senza lasciare ai propri figli alcuna fortuna. È davvero inconcepibile che colui che era stato un ufficiale della Marina Militare di grande onore muoia assassinato come un cane feroce.

Al di là di ogni appartenenza politica e di ogni tattica, la morte di Jorge Agostini addolora tutti noi cubani. Non ha giustificazione, né mai ne avrà. Questi sono i primi frutti del discorso del signor Batista sul Boulevard Batista, quando disse che «i suoi uomini avevano le mani».

Nel nostro scritto «Mani assassine», in risposta a quel discorso minaccioso e arrogante, ho detto testualmente: «Se dopo queste parole venisse commesso un crimine politico, si potrebbe dire che Batista sia esente da colpa? Si potrebbe negare che in quelle parole vi sia un’allusione all’omicidio? Non potrebbe forse qualche scagnozzo sentirsi ispirato da esse per guadagnarsi il merito con il crimine?». Purtroppo i nostri timori sono stati ben presto confermati.

Desidero sapere quale sarà la reazione di tutti i partiti dell’opposizione, della stampa imparziale e di tutti coloro che orientano l’opinione pubblica, di fronte a questo mostruoso omicidio politico, che riempie di incertezza l’intera nazione. Tacere significherebbe una vergognosa complicità con il crimine, e i cittadini osserveranno attentamente ogni atteggiamento per vedere chi si mantiene imparziale e civico di fronte all’ondata di terrore scatenata dal regime.

Questa barbarie resterà impunita? Ha forse un gruppo di uomini il diritto di strappare la vita ai propri simili, con più impunità di quanta ne abbiano mai avuta i peggiori gangster? E oggi è Jorge Agostini, nuovo martire nella lotta per la liberazione nazionale; chi sarà il prossimo combattente a cadere crivellato di colpi?

A nessuno venga in mente di vendicarsi personalmente di questo fatto! All’omicidio politico si deve rispondere con la mobilitazione nazionale; è l’unica tattica rivoluzionaria corretta.

Fermiamo il crimine con una denuncia coraggiosa e virile. Mettiamo alla prova il senso di decenza dei nostri giudici e dei nostri tribunali. Basta con i crimini impuniti. Giustizia, giustizia, giustizia!

Fidel Castro Ruz
11 giugno 1955

Fonte: fidelcastro.cu

Traduzione: italiacuba.it

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