Cuba custodisce nelle sue rocce la memoria della Terra

Viñales, un paradiso naturale

Cuba è famosa in tutto il mondo per le sue spiagge di sabbia bianca e il suo retaggio coloniale, ma dietro quell’immagine da cartolina si nasconde un patrimonio meno visibile e ancora più antico: la sua memoria geologica. Da quasi due decenni, il Paese lavora sistematicamente per identificare, valutare e proteggere i luoghi che custodiscono la storia della formazione del suo territorio, uno sforzo che oggi si traduce in dati concreti e in una politica di geoconservazione di rilevanza internazionale.

Tradizionalmente, la tutela del patrimonio sull’isola si concentrava su edifici, opere d’arte e siti storici, oppure su aree naturali che ospitano specie minacciate. Tuttavia, a partire dal 2005, un team dell’Istituto di Geologia e Paleontologia/Servizio Geologico di Cuba (IGP/SGC), guidato dal ricercatore Roberto Gutiérrez Domech, ormai scomparso, ha aperto una nuova strada: la conservazione dei siti di interesse geologico o geositi. In collaborazione con il Sistema Nazionale delle Aree Protette, il Ministero del Turismo, le università e le amministrazioni provinciali, i ricercatori hanno percorso l’intero arcipelago per individuare questi siti.

Ma cos’è esattamente un geosito? Si tratta di uno spazio in cui è conservata una caratteristica geologica di grande valore scientifico, storico, didattico, estetico o turistico. Può trattarsi di una formazione rocciosa particolare, di un paesaggio singolare, di un giacimento fossilifero o di qualsiasi manifestazione che contribuisca a comprendere l’evoluzione del pianeta. Per valutare ogni proposta, gli specialisti hanno elaborato una metodologia rigorosa che analizza parametri quali lo stato fisico, la rappresentatività, il valore scientifico, la rarità, l’unicità, la vulnerabilità, le dimensioni e l’accessibilità, tra gli altri.

Il riconoscimento ufficiale di questi siti viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica di Cuba. Fino al 2023 erano stati approvati 484 geositi distribuiti da Pinar del Río a Guantánamo. Ma il lavoro non si è fermato: nel 2024 ne sono stati aggiunti 20 del Geoparco di Viñales, a Pinar del Río; nel 2025 se ne sono aggiunti 16 del Geoparco Gran Piedra a Santiago de Cuba, e nel 2026 l’elenco si è arricchito di altri 28 nel Geoparco Guamuhaya, distribuiti tra le province di Cienfuegos (10) e Sancti Spíritus (18). Con queste aggiunte, il registro nazionale conta ormai 548 geositi dichiarati su tutto il territorio nazionale.

Al di là dei singoli siti, Cuba ha compiuto un passo da gigante con la dichiarazione di tre geoparchi. Queste entità comprendono territori dai confini definiti che raggruppano geositi di rilevanza internazionale, integrando inoltre valori ecologici, archeologici e culturali. Il Geoparco di Viñales, a Pinar del Río, è stato il primo ad essere dichiarato nel 2021 ed è oggi candidato a ottenere il riconoscimento di Geoparco Mondiale dell’UNESCO. A seguire sono stati dichiarati il Geoparco Gran Piedra, a Santiago de Cuba (2024), e il Geoparco Guamuhaya (2025), che abbraccia zone di Cienfuegos, Villa Clara e Sancti Spíritus.

Questi spazi non solo custodiscono risorse non rinnovabili e modelli naturali unici, ma sono diventati motori di sviluppo sostenibile. Promuovono un turismo responsabile, offrono scenari privilegiati per l’educazione ambientale e rafforzano l’orgoglio per la ricchezza naturale cubana. Inoltre, consentono al Paese di inserirsi nelle reti internazionali di cooperazione scientifica e di tutela del patrimonio geologico.

La continuità degli studi scientifici sul patrimonio geologico e l’ampliamento del rilevamento nazionale risultano indispensabili. Proteggere i geositi e i geoparchi non è un capriccio accademico, ma una strategia di Stato che coniuga geoconservazione, geoeducazione e sviluppo economico. L’appello è chiaro: prendersi cura di queste tracce della Terra significa garantire che la memoria geologica di Cuba perduri come un’eredità viva per le generazioni future.

Fonte: CUBADEBATE

Traduzione: italiacuba.it

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